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A CAUSA DELLE RESTRIZIONI NON POTENDO ORGANIZZARE CONVEGNI E INCONTRI

IN QUESTA SEZIONE FORNIAMO UNA SERIE PRIME INFORMAZIONI UTILI PER LA GESTIONE DEI FIGLI NELLA SEPARAZIONE DEI GENITORI

AFFIDO CONDIVISO:

L'affidamento condiviso è la regola che disciplina l'affidamento dei figli a seguito della cessazione della relazione affettiva e quindi della convivenza tra i genitori.

Attraverso il modello dell'affidamento condiviso, viene garantito:

l'esercizio effettivo della responsabilità genitoriale da parte di entrambi i genitori;

La partecipazione di entrambi i genitori alla cura e all'educazione dei figli.

La necessità di prendere insieme le decisioni di maggiore interesse per i minori (ad esempio quelle relative come quelle relative alla scuola, alla salute e alle scelte educative)

Nel caso in cui vi sia un disaccordo sulle questioni di maggiore interesse, le parti dovranno rivolgersi al giudice.

Mentre per le questioni di ordinaria amministrazione il giudice può anche disporre che i genitori possano prendere decisioni separatamente.


LINEE GUIDA DEI TRIBUNALI:

Sulla questione della residenza del minore e del suo collocamento prevalente, negli ultimi tempi alcuni tribunali stanno assumendo delle posizioni diametralmente opposte alla prassi consolidata. Si tenta di interpretare l'affidamento condiviso nel senso di escludere il collocamento prevalente del figlio.

A formalizzare per primo tale orientamento è stato il Tribunale di Brindisi, che nelle linee guida per la sezione famiglia diffuse a inizio 2017 ha decretato la necessità di un coinvolgimento quotidiano sia della mamma che del papà nella crescita e nell'educazione dei figli.

A tal fine si è previsto, quindi, che la residenza dei minori assume una rilevanza meramente anagrafica e che gli stessi devono essere domiciliati presso entrambi i genitori, con pari possibilità di frequentarli e senza un'imposizione definita a priori dei tempi da trascorrere con ciascuno.

ASSEGNO DI MANTENIMENTO:

Quando viene disposto l'affidamento condiviso, entrambi i genitori hanno diritto a richiedere gli assegni familiari, con la conseguenza che diviene indispensabile un accordo tra gli stessi sul punto. Se questo manca, tuttavia, a prevalere è il diritto del genitore collocatario. Peraltro, al genitore collocatario può essere corrisposto l'assegno familiare anche nel caso in cui egli non sia titolare di un autonomo diritto a richiedere tale prestazione (in quanto non lavoratore né titolare di pensione): se tale ipotesi si verifica, l'assegno viene corrisposto sulla base della posizione tutelata dell'altro coniuge.

IL DIRITTO ALLA BIGENITORIALITA':

La Corte di Cassazione ha in molte occasioni enunciato il c.d. "diritto alla bigenitorialita'", ribadendo che, quando i genitori si lasciano, il figlio minore ha diritto di godere dell'apporto di entrambi.

Ad esempio, con l'ordinanza n. 9764 dell'8 aprile 2019, la Suprema Corte ha chiarito che, in tema di affidamento dei figli minori, l'autorità giudiziaria, nel disciplinare le visite del minore con il genitore non collocatario, deve orientare la propria decisione sia verso l'esclusivo e superiore interesse del figlio minore sia in riferimento alle capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione causata dalla disgregazione dell'unione familiare; al fine di assicurare alla prole la presenza comune dei genitori, idonea a garantirgli "una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi".

LA NORMATIVA:

L'istituto dell'affidamento condiviso è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico con la legge n. 54 del 2006 al fine di dettare nuove regole per l'esercizio di quella che oggi viene definita la responsabilità genitoriale introducendo nel nostro ordinamento il "principio della bigenitorialità".

La principale novità introdotta dalla legge n. 54/2006 è il completo ribaltamento del rapporto regola/eccezione in materia di affidamento: l'affido prima definito "congiunto", da mera opzione, peraltro scarsamente adottata in concreto, è divenuta la regola, al punto che è oggi necessaria una specifica motivazione, da riportare nel provvedimento giurisdizionale, per stabilire l'affidamento esclusivo.

L'art. 337-ter del codice civile impone oggi al giudice di valutare "prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori", in modo da realizzare al meglio il diritto della prole a "mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi".

TRIBUNALE DI BRINDISI:

L'addio al collocamento prevalente decretato dal Tribunale di Brindisi si riflette, peraltro, su diversi altri aspetti, tra i quali quelli inerenti l'assegnazione della casa familiare che, vista la frequentazione equilibrata dei minori con tutti e due i genitori, resta al proprietario senza alcuna possibilità di contestazione in argomento "Affido condiviso:

Il Tribunale di Milano, resta invece ancorato all'applicabilità del collocamento prevalente ma fa notare che il principio di bigenitorialità e quello della parità genitoriale deve portare all'abbandono del criterio della "maternal preference" in favore del criterio di "neutralità del genitore affidatario". In tal senso sia il padre, sia la madre possono essere genitori collocatari "in base al solo preminente interesse del minore... non potendo essere il solo genere a determinare una preferenza per l'uno o l'altro ramo genitoriale"

REVISIONE SULLE DISPOSIZIONI:

Più in generale va precisato che in ogni caso, qualunque sia stata la forma delle decisioni sull'affidamento dei figli, i genitori hanno sempre diritto di chiedere la revisione delle relative disposizioni nel caso in cui si modifichino le situazioni che le hanno determinate in un senso oppure in un altro.

IL DIRITTO DEI NONNI:

La Cassazione in diverse e anche recenti pronunce, accogliendo le istanze del legislatore interno, comunitario e internazionale, afferma il diritto dei nonni e dei nipoti ad avere un rapporto stabile e duraturo, aprendo le porte alla perdita della responsabilità genitoriale nei confronti di quei genitori che, spesso per rivendicazioni, impediscono ai figli di conservare affetti così importati per la loro crescita. Solo l'interesse del minore prevale sul diritto dei nonni ad avere rapporti con il nipote, se questi si rivelano inadeguati o addirittura dannosi per il suo sviluppo. Di seguito una breve rassegna delle sentenze più significative della Cassazione, in cui afferma importanti principi di natura sostanziale e procedimentale in materia.

RICONOSCIMENTO PATERNO:

In un caso di boicottaggio materno del riconoscimento paterno la CA di Palermo modifica la scelta del primo grado del doppio cognome attribuendo al bimbo solo il cognome del padre come più aderente alle consuetudini.

 

IL COLLOCAMENTO:

Disporre l'affidamento condiviso, se da un lato consente di esercitare insieme la responsabilità genitoriale, dall'altro lascia aperta la questione della residenza del minore.

Nella maggior parte dei casi, i figli vengono materialmente collocati presso la madre a cui, in genere, viene anche assegnata la casa familiare.

Questa "preferenza" per la madre deriva dal fatto che il suo ruolo viene considerato centrale e maggiormente adatto all'educazione dei figli.

In ogni caso, a differenza di quanto accadeva in passato, oggi con l'affidamento condiviso si vuole garantire ai figli il diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. Per questo quando il giudice decide sulla residenza dei figli, determina anche tempi e modalità per garantire la presenza dei figli presso il genitore non collocatario.

ASCOLTO DEL MINORE:

Con espresso riferimento all'affidamento dei minori, il codice civile prevede che i figli devono essere ascoltati in tutte le questioni e le procedure che li riguardano, quindi, ovviamente, anche quando si discuta del loro affidamento.

Tale previsione è contenuta nell'articolo 315-bis, inserito dalla legge n. 219/2012 e con il quale viene riconosciuta una maggior centralità al ruolo rivestito dai minori nei processi.

L'esistenza del diritto all'ascolto del minore è ribadita dall'articolo 366-bis, introdotto dal decreto legislativo n. 54/2013, il cui primo comma così dispone: "Il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nell'ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano. Se l'ascolto è in contrasto con l'interesse del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede all'adempimento dandone atto con provvedimento motivato".

La norma prosegue precisando che è il giudice che conduce l'ascolto, anche con l'aiuto di esperti o altri ausiliari mentre la partecipazione di genitori, difensori delle parti, curatore speciale del minore e P.M. è possibile solo previa autorizzazione del giudice.

AFFIDO ESCLUSIVO:

Secondo quanto dispone l'art. 337-quater "Il giudice può disporre l'affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore."

Attenzione però: anche laddove sia disposto l'affidamento esclusivo in capo a un genitore, il ruolo dell'altro non viene meno ma quest'ultimo conserva comunque il diritto ed anche il dovere di vigilare sulla istruzione dei figli e sulla loro educazione. Può persino ricorrere al giudice se ritiene che siano state assunte decisioni sui figli "pregiudizievoli al loro interesse".

MANCATO PAGAMENTO DELL'ASSEGNO:

Il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento per i figli, sanzionato penalmente dall'art. 570 c.p, non rientra tra gli inadempimenti puniti con la sanzione pecuniaria "amministrativa". Questa sanzione infatti è applicata prevalentemente in caso di inadempimento degli obblighi di fare infungibili, che riguardano la responsabilità genitoriale e l'affidamento di minori.


INDICAZIONI SUOLA E ATTIVITA' SPORTIVE

DAL MIUR SETTEMBRE 2015:

La legge sull'affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.
Si invitano, pertanto, le SS.LL. a voler incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/ dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario, (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF.

FAC SIMILE LETTERA PER LA SCUOLA:

In questa sezione è possibile scaricare un formato della lettera da inoltrare alla scuola, nel rispetto delle indicazioni del MIUR fornite sulla circolare Prot. 5336

DAL CONI AGOSTO 2020:

In caso di tesseramento o rinnovo del tesseramento di un minore ad un sodalizio sportivo appartenente al modello sportivo organizzato facente capo all'Ente pubblico CONI, la scelta deve essere sempre condivisa da entrambi i genitori, indipendentemente dalla situazione di separazione e divorzio e a prescindere dalla tipologia di affidamento.
Anche in questi momenti di grandi problematicità legate al Covid 19, è dunque richiesto al genitore che compila la domanda, di dichiarare di aver effettuato la scelta con il consenso dell'altro genitore.

SEPARAZIONE / DIVORZIO

LA SEPARAZIONE CONSENSUALE:

La separazione consensuale è un istituto giuridico predisposto dal legislatore al fine di consentire ai coniugi di separarsi di comune accordo con un iter rapido rispetto all’alternativa separazione giudiziale.

Com’è facile da comprendere, la separazione consensuale può ritenersi tale soltanto laddove i coniugi siano riusciti a stabilire un accordo sui diritti patrimoniali, sull’eventuale assegno di mantenimento, sull’affidamento dei figli e collocamento degli stessi, nonché su tutti gli altri aspetti oggetto di attenta disciplina.

Non sempre è facile ricorrere a un procedimento consensuale. Ciò dipende dalla complessità degli aspetti coinvolti e dalla necessità di trovare un’intesa tra due persone che hanno scelto strade divergenti nella propria vita personale e sentimentale.

Può addivenirsi alla separazione consensuale attraverso:

  • Ricorso presentato congiuntamente alla Presidenza del Tribunale competente dai coniugi, assistiti necessariamente da un avvocato per entrambi o un avvocato per parte;
  • Separazione giudiziale (con deposito del ricorso di un coniuge e di una memoria di costituzione dell’altro coniuge) successivamente convertita in consensuale nel corso della prima udienza presidenziale;
  • Negoziazione assistita di cui alla Legge numero 162 del 2014, con la necessaria assistenza di un avvocato per ciascun coniuge;
  • Procedimento posto in essere presso il competente Ufficio Comunale dello Stato civile, possibile soltanto laddove dalla coppia non siano nati figli e dalla separazione non conseguano attribuzioni patrimoniali. Soltanto in questo caso è possibile separarsi senza essere assistiti dall’avvocato.

Il procedimento di separazione consensuale non prevede in nessun caso la possibilità di addebito a carico di un coniuge.

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE:

La separazione giudiziale è dunque un procedimento civile contenzioso attraverso cui uno dei due coniugi ricorre al Presidente del Tribunale per la pronuncia di una sentenza di separazione coniugale. Con la sentenza saranno regolati i rapporti anche patrimoniali dei coniugi e gli stessi saranno autorizzati a vivere separatamente. Si attiva con ricorso ai sensi dell’articolo 706 del codice di procedura civile, “da presentarsi al tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio”.

A seguito di tale iniziativa il Presidente del tribunale emette un decreto con cui:

  • fissa la data dell’udienza in cui le parti dovranno comparire personalmente innanzi a lui non oltre 90 giorni dalla data in cui è stato depositato il ricorso;
  • stabilisce due termini rilevanti per il coniuge convenuto: quello entro cui gli devono essere notificati il ricorso e il decreto e quello entro cui può presentare una memoria difensiva ed altri documenti.

All’udienza di comparizione i coniugi devono essere accompagnati dai propri difensori e saranno sentiti dal giudice in due momenti. Prima separatamente e poi congiuntamente in sede di conciliazione obbligatoria preventiva. Se la conciliazione ha esito negativo il Presidente, dopo aver assunto i provvedimenti provvisori necessari con riguardo ai figli e alla casa coniugale, assegna la causa di separazione ad un giudice istruttore e fissa la data della prima udienza dinanzi a quest’ultimo.

La separazione giudiziale si differenzia da quella consensuale in quanto quest’ultima è un accordo fra i coniugi che può anche essere stragiudiziale (tramite la negoziazione assistita), mentre la prima consiste necessariamente in un procedimento innanzi all’autorità giudiziaria

LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA:

A seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 132/2014 convertito in L. n. 162/2014, le coppie, che non soddisfino i requisiti necessari per concludere un accordo davanti all’Ufficio  dello Stato Civile e, tuttavia, intendano separarsi o divorziare consensualmente, possono prescindere dal deposito di un ricorso al giudice per intraprendere un percorso diverso e più veloce: la negoziazione assistita da avvocati.

In una prospettiva di alleggerimento del carico di lavoro gravante sull’apparato giudiziario, il legislatore del 2014 ha infatti introdotto un canale alternativo di risoluzione della separazione e/o del divorzio, caratterizzato dalla sostituzione dell’attività del giudice con quella di due o più avvocati in funzione di garanti della correttezza e legalità della procedura negoziale intrapresa.

Scendendo nel concreto,  la procedura prende avvio o con la sottoscrizione di una convenzione o con la trasmissione di un invito alla negoziazione, il quale deve contenere l’indicazione dell’oggetto della controversia e del termine per la risposta, con l’avvertimento che il suo mancato rispetto avrà valore di rifiuto.

La convenzione è invece l’accordo con il quale le parti s’impegnano direttamente a cooperare tra loro con buona fede e lealtà, osservando il dovere della riservatezza, per risolvere una controversia (nella fattispecie,  separazione o divorzio) relativa a diritti disponibili. Sotto pena di nullità, la convenzione deve essere redatta in forma scritta, deve indicare il termine – non inferiore a 30 giorni, né superiore a 3 mesi, prorogabili di ulteriori 30 giorni – entro il quale va concluso l’accordo e deve sempre riportare la firma delle parti autenticata dai rispettivi avvocati.

QUALI DOCUMENTI SERVONO PER LA SEPARAZIONE

Per quanto concerne in particolar modo i documenti necessari per la separazione consensuale, gli stessi fanno riferimento a:


  • Copia integrale dell’atto di matrimonio;
  • Certificato di residenza e stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi (non è possibile utilizzare l’autocertificazione);
  • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi;
  • Copia di un documento di identità di entrambi i coniugi;
  • Copia del codice fiscale di entrambi i coniugi.

DOMANDE&RISPOSTE

Per qualsiasi domanda o informazione è possibile compilare il FORM qui sotto.

 
 
 
 
 

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